Vai al contenuto
SIMONE PIZZI
Tutti i progetti
L'Albero dei Racconti

L'Albero dei Racconti — promemoria, ammissione e annuncio

Una raccolta sopravvissuta ai sistemi operativi, agli hardisk e alla mia difficoltà di metterci le mani sopra. Presto sarà un libro.

Data
Lettura
4 minuti

Esce. Non subito, ma esce. È un libro che mi porto dietro da quando avevo poco più di vent'anni e che adesso, finalmente, ha smesso di farmi venire mal di pancia tutte le volte che lo riapro.

Ho cominciato a metterci dentro racconti nel 1996. Una parte l'avevo pubblicata il 23 luglio del 2001 su un vecchio sito che si chiamava www.scritturalibera.it, con una specie di solennità che oggi mi fa sorridere. Altri li ho scritti dopo, alcuni anche l'anno scorso. Sono passati circa trentacinque anni, e la cosa più strana è che il libro è ancora lui: io invece sono cambiato tre volte e mezzo.

Dentro ci sono diciotto racconti, divisi in quattro Parti che a leggerle in fila funzionano come stanze di una casa che gira piano. Si parte dalla strada, dalle insonnie, dai dispetti del quotidiano dove succede di tutto e di niente. Si passa per delle crepe — e non sono racconti del soprannaturale, sono momenti in cui il mondo si comporta in modo storto e a te non resta che starci dentro. Poi si va Altrove, in posti che non esistono e che però sembrano di averli sempre conosciuti. E si finisce con i conti col tempo, che è la parte in cui ti accorgi di avere una vita e di dover farne qualcosa, possibilmente prima di non averla più.

L'atmosfera oscilla. Ci sta del comico, del comico nero, del malinconico che ti casca addosso da una nuvola e del visionario che fa il timido. Ci stanno parabole con la morale dichiarata — sì, quel tipo di racconto che a un certo punto si è smesso di scrivere perché «non sta più bene», ma a me piaceva farlo e ce l'ho rimesso com'era. Ci stanno pezzi autobiografici, scene viste da finestre vere.

E poi c'è la storia di come questo libro è arrivato qui. È un po' imbarazzante, ve la racconto perché ce l'ho dentro e va detta.

Negli anni l'avevo rimaneggiato troppe volte. Quando sei giovane scrivi e tieni stretto, sei geloso delle cose. Poi più passa il tempo, più ti sembra che certi pezzi vadano sistemati, smussati, ripuliti. E ogni volta tagli un pezzo della voce che avevi a vent'anni — quella voce che, lo capisci dopo, era esattamente quello che valeva la pena tenere intero.

Nel 2025, per dare un'ultima mano alla cosa, ho dato in pasto la raccolta a un'AI revisore. Il modello di allora aveva un suo gusto, e l'ha applicato. Ha sistemato. Stirato. Lucidato. Reso tutto più presentabile. Solo che lucidando ha portato via anche la mia faccia da sopra le pagine. Un racconto autobiografico ambientato in un posto preciso di Roma me l'ha trasformato in cyberpunk con Neo-Tokyo dentro. Sul serio, non sto inventando.

Quest'anno ho fatto una revisione della revisione. Sono tornato al file del 2001 — quel testo sgrammaticato, didascalico, a tratti pomposo nel modo in cui solo un ventenne convinto di averlo capito tutto sa essere — e da lì ho rimesso insieme la versione vera. Tenendo i refusi che non erano refusi ma scelte. Tenendo le costruzioni che oggi non userei più, perché erano mie. Tagliando soltanto quello che era davvero da tagliare.

Mi sono fatto aiutare da Claude, un altro modello AI ma di un'altra famiglia, uno abituato a non rifare le persone a sua immagine. Quello sì, è stato un buon compagno di lavoro. Mi ha tenuto la mano senza prendermi in giro per i didascalismi e senza propormi sempre l'alternativa levigata. La voce è tornata.

Da oggi il libro è chiuso. Tutti e diciotto i racconti, la dedica, l'apertura, la premessa, l'introduzione di Cristian Spaccapaniccia. Sistemati. Niente più revisione.

Adesso comincia la fase tipografica: impaginazione, gabbia, indice, capolettera, il PDF pronto per la stampa su YouCanPrint. È una fase più tecnica, meno emotiva, e mi serve farla senza affanno.

L'Albero dei Racconti uscirà tra qualche settimana. Vi farò sapere il giorno preciso. Intanto vi annuncio che esiste, che è mio, e che adesso, davvero, è di se stesso.

Ogni tanto scrivo una lettera

Nessuna cadenza fissa, nessun riassunto automatico: parte solo quando ho qualcosa da raccontare. In fondo a ognuna c'è il link per uscire.

Cerca nel sito

Condividi

L'indirizzo di questa pagina:

Telegram Email

Scrivi a Simone

Segnalazioni, correzioni, o solo per dire che una cosa non funziona: quest'ultima è la più utile di tutte.