Trent'anni dentro un floppy
Sapete che c'è? Per la maggior parte della mia vita mi sono portato dietro un manipolo di racconti scritti più di trent'anni fa. Storie ironiche, personali, a volte metafisiche, nate dalle idee e dal mondo che avevo allora — un mondo che, devo ammetterlo, non sempre riconosco più.
La cosa buffa è che questi racconti sono sopravvissuti a tutto. Floppy disk, hard disk, cd-rom, computer interi, sistemi operativi che oggi nessuno saprebbe più far partire. Ogni volta che cambiavo macchina, loro traslocavano con me. E ogni volta mi dicevo: prima o poi gli do una sistemata. L'ho ripetuto per decenni, con la coerenza di chi rimanda le cose importanti perché gli vogliono troppo bene.
Poi, a un certo punto, ho smesso di rimandare.
Così esce L'Albero dei Racconti. Mettiamola giù onesta: è un me di trent'anni fa, ritoccato giusto quel tanto che basta per renderlo leggibile. Non ho voluto riscriverlo da uomo adulto che corregge il ragazzino che è stato — sarebbe stato comodo, e anche un po' vigliacco. Ho lasciato le ingenuità dove servivano, ho limato solo quello che andava limato. Quel ragazzo aveva delle cose da dire, e io non sono nessuno per metterlo a tacere adesso.
Ve lo propongo perché mi piacerebbe che lo leggeste e vi portaste dietro un pezzo importante del mio passato. Fosse per me ve lo regalerei, lo sapete bene, ma non posso permettermelo. Quindi se avete voglia di sostenere questa mia cosa, fatelo: e camminate con me su sentieri impervi, forse immaturi, ma di sicuro molto, molto miei.
Si chiude un ciclo lungo trent'anni. E si chiude bene, mi pare.
Grazie a chi c'è stato e a chi ci sarà.
— Simone
