Stasera si proietta. E io ci tengo a parlarne.
Oggi è uscito su Runtime Radio un articolo che ho scritto con un piacere raro — il tipo di piacere che si prova quando il soggetto lo conosci da vent'anni e sai che la storia che stai raccontando vale davvero la pena di essere raccontata. L'articolo parla di Alex Raccuglia, uno dei fondatori di Runtime Radio, e del percorso che lo ha portato da certi cortometraggi sperimentali degli anni Novanta fino a Il Rubino Perduto — un cortometraggio animato realizzato interamente con intelligenza artificiale generativa che stasera viene proiettato al Festival del Cinema di Settimo Milanese.
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Di cosa parla l'articolo
La parola che ho scelto per descrivere Alex nell'articolo è costruttore. Non nel senso generico di chi produce contenuti, ma in quello preciso di chi, davanti a un problema creativo, si chiede prima di tutto quale strumento mancante gli permetterebbe di risolverlo.
Il pezzo parte da lontano: dalla stagione di The Stone e SKArR, i cortometraggi sperimentali realizzati a cavallo tra fine anni Novanta e primi Duemila con attori non professionisti, audio di fortuna ed effetti speciali costruiti pixel per pixel. Alex li racconta con il distacco di chi può permetterselo — vent'anni dopo — e con una lucidità che mi ha colpito: «Per fare grandi cose devi essere un po' inconsciente, perché se ti rendi conto dello sforzo che devi fare per farle, probabilmente non le fai».
Quella inconsapevolezza, come la chiama lui, non era debolezza. Era il carburante necessario per attraversare qualcosa che, guardato in faccia dall'inizio, nessuno avrebbe iniziato.
Poi c'è il salto all'AI generativa. Alex non è arrivato all'intelligenza artificiale per curiosità accademica: c'era uno spot per un cliente australiano, servivano inquadrature di stock che non esistevano in nessun catalogo, e la generazione AI ha risolto il problema in modo così convincente che il cliente ha risposto «figata, usiamo questo». Da lì la soglia si è abbassata progressivamente, fino al novembre in cui Alex ha aperto un file con sessantaquattro illustrazioni create per portare a dormire suo figlio Francesco — e a una di quelle immagini ha fatto la domanda che non aveva mai commissionato nessun cliente: cosa succede se ti animo?
Quello che uscì da Kling fu, nelle sue parole, «allucinante». E da quella domanda domestica, formulata nell'ora in cui le cose serie della giornata cedono il posto al resto, è nato Il Rubino Perduto.
Il cortometraggio
Il Rubino Perduto — o The Lost Ruby nella versione internazionale — è una fiaba fantasy per bambini: un'avventura pura, con un cane pasticcione, una foresta che brucia e un fiume che fa le sorprese. Niente distopie, niente fantascienza con i cavi. Il tipo di storia che nasce nell'ora in cui le luci sono già spente e un bambino cerca ancora un motivo per non dormire.
Per realizzarla, Alex ha generato circa 5.000 immagini e 2.000 clip video. La cartella del progetto occupa 250 gigabyte. Ha sviluppato strumenti propri per animare elementi statici, gestire il sound design, organizzare gli asset. Ha usato Google Veo 3, Kling 3, Runway, Firefly per le immagini; Suno V5 e ElevenLabs per la colonna sonora; Google Voice e Microsoft per le voci dei personaggi.
Il problema più ostico è stato la coerenza visiva: ogni generazione è sostanzialmente indipendente dalla precedente, e tenere facce, proporzioni e costumi riconoscibili da un'inquadratura all'altra ha richiesto soluzioni empiriche e il tipo di mestiere che si accumula solo girando davvero. È qui che dieci anni di produzione promozionale hanno pesato: Alex sa riconoscere il momento di inerzia del primo secondo di ogni clip AI e sa tagliare prima che diventi visibile. Sa quando fare overcutting per mascherare le discontinuità fisiche con il ritmo. Sa che un attacco sul movimento copre la continuità dei pantaloni.
«Lo spettatore deve capire cosa sta succedendo e non sentirsi confuso dalle cose», dice. È una frase apparentemente semplice che contiene vent'anni di mestiere.
Stasera a Settimo Milanese
Questa sera Il Rubino Perduto viene proiettato al Festival del Cinema di Settimo Milanese. È il primo passaggio pubblico del cortometraggio — Alex vuole tentare altri festival prima di aprirlo a tutti, non necessariamente festival di film AI, ma contesti in cui un'opera si misuri con altre opere senza che il mezzo di produzione sia il parametro principale.
Trovo quella scelta significativa. Significa che non sta presentando un esperimento: sta presentando un film.
In bocca al lupo, Alex
Alex è uno di quegli amici con cui non devi spiegare molto. Conosco il ritmo con cui lavora, il momento in cui una cosa che sembrava un giochino diventa una cosa seria, e la differenza — sottile ma precisa — tra quando sta esplorando e quando sta costruendo davvero.
Il Rubino Perduto è partito come una storia per suo figlio e si è trasformato in qualcosa che va in festival. È la struttura di come costruisce le cose da sempre: trova il punto in cui l'interesse personale, la sperimentazione tecnica e la trasmissione di qualcosa agli altri coincidono, e lì si installa.
Stasera quel punto coincide con una proiezione vera, in una sala vera, con un pubblico vero.
In bocca al lupo, Alex. Con tutto l'entusiasmo che ho.
Segui Alex Raccuglia su YouTube. Il suo podcast è TechnoPillz, su tutte le piattaforme.
