Il Viaggiatore è finito. La versione 1.12.0, uscita nella notte fra il 6 e il 7 ottobre, è l’ultima: la storia, l’app e i collaudi restano come sono, e il repository resta aperto per chi voglia leggerli.
A settembre ne avevo scritto quando è diventato un’app per Windows e Linux. Da allora sono uscite altre sei versioni, e adesso si gioca dall’inizio alla fine senza difetti che io conosca.
La domanda da cui era partito
Il Viaggiatore era un esperimento. Volevo sapere se un file .fav, cioè una storia scritta in FAVELLA, poteva diventare un gioco soddisfacente da giocare, con i colori, un’interfaccia, una grafica, delle animazioni. FAVELLA serve a scrivere l’avventura. Renderla visibile è un altro mestiere, e per farlo bisognava saper programmare e scegliere con cura gli strumenti.
Adesso la risposta mi sembra sì. Il gioco si apre con i loghi, un avviso e un trailer di 88 secondi con la colonna sonora originale. Poi c’è un panorama che cambia colore a ogni zona, il testo impaginato come una pagina di libro e, a lato, il corpo, le scorte e le persone incontrate.
Il trailer ufficiale si trova anche su YouTube.
Il Viaggiatore, trailer ufficiale
Il video sta su YouTube e si carica solo se lo avvii: da quel momento YouTube (Google) riceve il tuo indirizzo IP.
Come sia stato fatto lo dichiara il gioco stesso. Dopo il logo di FAVELLA compare un avviso: Il Viaggiatore, nato come demo del linguaggio, è stato generato con un importante ausilio dei modelli LLM della famiglia Claude, e serve a mostrare come uno script narrativo possa diventare un gioco distribuibile.

Che cosa è cambiato da settembre
Il primo ottobre ho fatto giocare tre partite intere a mano, leggendo il testo come lo legge un giocatore: una prudente, una violenta, una di chi beve solo quando la testa martella. Hanno mostrato difetti che i collaudi automatici non vedevano. Dal paese la porta non si ritrovava, perché la piazzetta rimandava a un’uscita che non c’era. Le ferite non guarivano mai, e chi beveva solo quando la sete faceva male moriva sempre, fra il turno 58 e l’85, con l’acqua ancora nella tanica. Ora la vita risale, piano, se il corpo sta bene, e quella stessa partita arriva a casa con due o tre punti di vita.
Le stesse misure hanno mostrato che chi mangia e beve agli avvisi non sceglieva mai niente fra la statale e il mercato. Per questo c’è Imma, che aspetta sulla discesa e chiede da mangiare. Dargliene costa due porzioni, proprio dove le scorte sono più magre, e si può anche rifiutare. Un altro difetto era l’acqua oltre la tanica: un baratto con la tanica quasi piena la sprecava senza dirlo, mentre adesso la conferma scrive quanta ne entra davvero.
Poi c’era il pulsante «usa X su Y». Compariva appena avevi la cosa giusta nel posto giusto, quindi era la soluzione scritta sul pulsante. Ora l’azione si compone: tocchi un oggetto della bisaccia, scegli «usa su…» e poi la seconda cosa. L’elenco comprende tutto ciò che c’è nel luogo e il resto della bisaccia, senza segnare niente, e il gioco risponde com’è giusto anche quando la risposta è che non succede nulla. Scrivere il comando funziona come prima.

Quello che fai alle persone, ormai, ti precede. Chi si è sentito preso in giro lo racconta, e la voce arriva a chi incontri più avanti; ciò che qualcuno ti ha detto in faccia resta in un riquadro a lato, «Si dice di te». L’ultima modifica, la 1.12.0, riguarda la fiducia. La sezione si chiama «Chi hai incontrato» e sotto ogni nome dice che cosa gli hai fatto: gli hai lasciato da mangiare, le hai legato il filtro alla pompa. Il gioco racconta i gesti e tace su quanto manca a una soglia.

Alla soglia di casa, dopo la scena finale, un capoverso racconta che cosa hai lasciato per strada: una riga per ogni cosa fatta davvero, nell’ordine del cammino. Se non hai fatto niente, la chiusura è quella di sempre, parola per parola.
Sotto c’è il motore FAVELLA 1.4.4, la versione definitiva. Ho fatto anche una passata sui testi per cercare i tic da prosa generata, e ne sono usciti quindici ritocchi. Uno: Nunzio, al bar, asciugava un bicchiere già asciutto, un’immagine da locanda, e ora tiene in fila bottiglie vuote con le etichette in avanti. Gli undici collaudi automatici passano tutti. Uno di loro gioca cento partite a caso e, in quasi sedicimila comandi, non ha trovato un’anomalia.
Di che cosa parla
Un uomo torna a casa a piedi. Casa è Acquamorta, all’altro capo di una regione che si è svuotata, perché l’acqua se n’è andata prima delle persone.
Nessuna bomba, nessun virus. C’è stata la Secca, un decennio in cui l’acqua ha smesso di tornare. Le falde si sono salate, i pozzi hanno dato fango e poi nulla. Lo Stato si è ritirato comune dopo comune, e nessuno ha visto il momento in cui è finito: prima i treni locali, poi l’autobus, infine il servizio idrico. Quello che attraversi è un sud abitabile che nessuno abita più, con serre di vetro opache di salsedine e una statale intatta e inutile.
Il protagonista ha una cinquantina d’anni e non ha nome: nel gioco sei «il viaggiatore», e la voce che racconta ti dà del tu, al presente. Le lettere di tua moglie hanno smesso di arrivare. L’ultimo biglietto, in stampatello e senza firma, dice soltanto: «Non è il caso di tornare.» Torni lo stesso. Il gioco ti chiede a che cosa stai tornando e che cosa resterà di te quando ci arrivi.
Lungo la strada incontri chi è rimasto, e ciascuno è una risposta diversa alla stessa domanda: restare o andarsene, a quale prezzo. Saverio custodisce un pozzo («Questo pozzo non è una fontana») e diffida di chiunque cammini. Iole aspetta accanto a una pompa ferma, con una mano sul volano come si tiene la mano a chi sta male. Vito sta al casello e vive di chi passa. Rosaria, in paese, ti mette davanti un bicchiere d’acqua e una scodella di legumi prima che tu apra bocca. Nessuno ti dice che cosa fare. Ognuno sa un pezzo della storia e la racconta come gli conviene.

Come si gioca
Si scrive in italiano, come in ogni avventura testuale: bevi, esamina il biglietto, parla con Saverio. Chi non ha voglia di scrivere può toccare le uscite, le cose del luogo e le risposte dei dialoghi, e ottiene lo stesso risultato.
Ogni comando è un turno, anche esaminare un oggetto. La sete sale di un punto ogni tre turni, la fame ogni quattro. Il logorio è lento, così guardarsi intorno non viene punito, ma le scorte di partenza sono strette, tre d’acqua e due di cibo, e il primo baratto non è facoltativo.
L’acqua è la moneta. La tanica ne tiene dieci, venti con la damigiana. Si beve, si regala, si paga, si baratta, e prima di ogni scambio il gioco mostra che cosa dai e che cosa ricevi.

La bisaccia ha sette posti e due sono già occupati, dalla tanica, che non si lascia, e dal biglietto. Gli altri cinque li riempi tu.
Si può litigare, e si può fare di peggio, ma la violenza è l’ultima carta. In tutto il gioco ci sono tre avversari, scritti a mano uno per uno, e ciascuno ha più di una via d’uscita. Ogni colpo toglie vita, e la vita risale piano.
Un percorso attento arriva alla soglia di casa in circa cento turni. I finali sono sei, più tre morti con la loro causa, sete, fame o ferite. Quale si apre dipende da come arrivi: che cosa porti e chi hai aiutato. Per vederli tutti servono più partite. I salvataggi sono sei, più uno automatico a ogni cambio di luogo, con F5 per salvare, F9 per caricare e ANNULLA per disfare l’ultima mossa.
Perché giocarci
Il Viaggiatore è un gioco in cui si cammina, e le cose che trovi sono piccole e valgono molto: una pompa a stantuffo, una tanica integra, un tubetto di pastiglie di cloro, una mappa di carta. Le scelte costano. Dare acqua oggi è sete domani, e vendere la fede di tua moglie dà acqua per la strada e toglie un finale. Il gioco non dice mai chi ha ragione.
Si può giocare senza scrivere una parola, toccando, oppure scrivendo ogni comando. Il trailer si salta con Esc, la partita si riprende da dove l’hai lasciata e gli eseguibili funzionano senza connessione. I difetti che conosco sono chiusi.
Dove si trova
Si può giocare anche direttamente nel browser, da GitHub Pages. Resto però dell’idea che conviene scaricare gli eseguibili, e meglio ancora gli installer, che tengono conto degli aggiornamenti futuri.
Gli eseguibili sono sulla pagina delle release: installer e versione portatile per Windows, AppImage e .deb per Linux. Non sono firmati, e la prima volta Windows SmartScreen può chiedere una conferma. L’installer e l’AppImage si aggiornano da soli, finché le release restano su GitHub. Il codice sta nel repository sotto licenza MIT; la storia, i testi, la colonna sonora e la grafica sono sotto CC BY-SA 4.0.
La 1.12.0 non verrà più modificata. Il repository resta aperto per chi voglia leggere come una storia lunga diventa un gioco in FAVELLA 1, o riprendere il lavoro altrove.
