Fino a qualche mese fa io e Valerio Galano, a malapena ci conoscevamo. Due realtà diverse, due appricci diversi, due universi diversi. Poi ci siamo resi conto che questa non è altro che la ricetta di una estensione di possibilità. Quindi la curiosità fa nascere affinità elettive stimolate dalla pura voglia di vedere "cosa succede se...". Credo che anche lui possa confermare che tra me e lui sia decisamente andata così.

Valerio non ha bisogno di grandi presentazioni per chi mastica un po' di informatica in Italia: è la mente (e la voce) di Pensieri in Codice, un podcast che non si limita a parlare di tecnologia, ma prova a ragionare da informatici. Lui è uno sviluppatore professionista, uno di quelli che il codice lo masticano a colazione. Io, d’altro canto, faccio l’assicuratore. Ma sono anche un "smanettone" impenitente che si diverte a mescolare IA, design e narrazione.
Qualche tempo fa ci siamo guardati in faccia - virtualmente parlando - e abbiamo deciso che il sito del podcast aveva bisogno di un vestito nuovo. Il risultato? Non è stato solo un restyling grafico, ma un vero e proprio esperimento di quello che oggi chiamiamo Vibe Coding.
L'ostacolo: la "dura" realtà di Hugo
Prima di iniziare, c’era un piccolo dettaglio tecnico da affrontare: il sito di Valerio è costruito con Hugo. Per chi non lo sapesse, Hugo è un generatore di siti statici (SSG). Dimenticate WordPress, i plugin da installare con un click o i temi pronti da trascinare. Qui non c’è un pannello di controllo. Ci sono file, cartelle, template in HTML e logica scritta in Go.
È un sistema potentissimo e velocissimo, ma anche estremamente rigido per chi non lo conosce. Se sbagli a chiamare una variabile o sposti un file nella cartella sbagliata, il sito semplicemente non esiste più. Per me, abituato a interfacce più "morbide", è stata una sfida che ha richiesto una discreta dose di studio preventivo. Dovevo capire come Hugo interpretava la struttura delle informazioni prima di poterci mettere mano.
Il mio ruolo: tradurre un'idea in template

Il mio compito era chiaro (almeno sulla carta): occuparmi del design, dell'organizzazione delle informazioni e della costruzione di un template HTML che fosse moderno, leggibile e all'altezza di un podcast così seguito.
Volevo che l'estetica rispecchiasse l'anima di Pensieri in Codice: tecnica ma accessibile, pulita ma con quel tocco "nerd" che la rende riconoscibile. Invece di disegnare un semplice mock-up statico su Figma, ho deciso di costruire direttamente la struttura HTML. E qui è entrata in gioco la nostra "arma segreta".
Vibe Coding: programmare per intenzioni
Sia io che Valerio abbiamo affrontato questo progetto con un approccio nuovo. Abbiamo usato i Large Language Models (come Claude e Gemini) non come semplici generatori di pezzi di codice, ma come partner creativi.
È quello che molti oggi definiscono Vibe Coding. La barriera della sintassi cade: non devi più preoccuparti ossessivamente di ogni singola virgola o di ricordare a memoria la documentazione di un linguaggio. Il focus si sposta sull'intenzione.
"Voglio che questa sezione abbia un respiro maggiore, che i caratteri siano più leggibili per chi ci segue da mobile e che il player del podcast sia sempre a portata di mano, ma senza essere invadente."
Io davo la direzione, l'IA costruiva la base tecnica, e io rifinivo, testavo e correggevo. Questo mi ha permesso di superare i miei limiti tecnici e di consegnare a Valerio un template HTML finito, funzionante e già esteticamente "pronto".
L'integrazione: dove il codice incontra la visione
A quel punto, la palla è passata a Valerio. Un conto è avere un bel template HTML, un altro è farlo "vibrare" dentro la logica di Hugo. Valerio ha preso il mio lavoro e, con la pazienza tipica di chi sa come si costruiscono le cose per durare, lo ha smontato e rimontato all'interno della struttura del sito.
Anche lui ha usato l'IA per velocizzare i passaggi più noiosi dell'integrazione, ma la sua esperienza è stata fondamentale per garantire che tutto fosse solido. È stata una danza tra la mia visione estetica e la sua competenza strutturale.
Una collaborazione "Wild" (e perché ha funzionato)
La cosa che mi ha reso più orgoglioso di questo progetto non è solo il risultato finale — che potete vedere online — ma il modo in cui ci siamo arrivati. Abbiamo fatto quello che Valerio definisce "Wild Coding": uno sviluppo sperimentale in un contesto dove, se anche qualcosa si rompe, non muore nessuno. Questa libertà ci ha permesso di osare, di sbagliare e di imparare.
Abbiamo dimostrato che l'intelligenza artificiale non sta rubando il lavoro a nessuno, ma sta democratizzando la capacità di creare. Permette a un "non-sviluppatore" come me di parlare la stessa lingua di un professionista come Valerio, accorciando le distanze e mettendo al centro l'unica cosa che conta davvero: l'idea.
Come dice spesso Valerio nel suo podcast, bisogna imparare a ragionare da informatici. Ma grazie a questo restyling, abbiamo scoperto che a volte basta avere il "vibe" giusto per trasformare un'idea in realtà.
Se volete dare un'occhiata al risultato finale o ascoltare come ragiona un informatico, fate un salto su pensieriincodice.it.
