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SIMONE PIZZI
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Runtime TelegramBot Desktop Titan Edition

L'ultima versione di Titan (e questa volta è davvero l'ultima)

Lo avevamo già dato per finito, poi qualcosa chiedeva attenzione. Ora è diverso: dopo tanti mesi di fix e monitoraggio, Titan è completo e lo sviluppo si ferma qui.

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Copertina: L'ultima versione di Titan (e questa volta è davvero l'ultima)

Runtime TelegramBot Titan Edition arriva al capolinea del suo sviluppo. Il software è completo; noi ci fermiamo qui.


Abbiamo rilasciato l'ultimissima versione di Runtime TelegramBot Titan Edition. E sì, l'abbiamo già scritto altre volte che era finito, che era stabile, che si aggiornava da solo e potevamo dormire tranquilli. Poi YouTube smetteva di parlarci, o saltava fuori un dettaglio che chiedeva attenzione, e tornavamo alla tastiera.

Stavolta è diverso. Dopo tantissimi mesi di correzioni e di monitoraggio quotidiano, riteniamo di poter considerare conclusa la nostra esperienza di sviluppo su questo software. Lo diciamo con una certa soddisfazione: per noi Titan è completo al cento per cento. Fa quello che deve, lo fa bene, e non ha più bisogno di noi seduti accanto a controllarlo.

Da qui in avanti interverremo solo se e quando, lungo la strada, si presenterà un bug grave, di quelli che richiedono davvero di rimettere le mani nel motore. Per tutto il resto, il lavoro è finito.

Prima di posare gli attrezzi, però, vale la pena raccontare cosa è cambiato dall'ultima volta che ne abbiamo parlato. Perché è successo parecchio, e quasi tutto ha a che fare con la solidità.

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YouTube che era tornato muto

Il caso più ostinato riguardava proprio YouTube. I canali non restituivano più nulla: zero video, riga dopo riga, come se le playlist si fossero svuotate di colpo. Avevamo puntato il dito contro l'antibot di Google, convinti che ci avesse messo in castigo per troppe richieste ravvicinate.

Ci sbagliavamo. Il colpevole era un altro, e più banale. YouTube aveva cambiato di nascosto il modo in cui impacchetta le liste dei video di un canale, e la libreria su cui ci appoggiamo non conosceva ancora quel nuovo formato. Ci consegnava scatole vuote. I video erano tutti lì, arrivavano regolarmente: era il lettore che li buttava via senza accorgersene.

La soluzione è stata scrivere noi un lettore per il nuovo formato, senza aspettare aggiornamenti da nessuno. Quando esce un video, ora, Titan lo vede di nuovo. E il motore di recupero è stato irrobustito proprio per reggere questo tipo di sorprese: se domani Google sposta di nuovo le carte, il bot ha più margine per non restare a bocca aperta.

Le rifiniture che non si vedono

C'è poi tutta una serie di correzioni che nessuno nota finché non ci inciampa. I podcast di Spreaker, per esempio, a volte indicavano come collegamento il sito personale dell'autore invece della pagina del singolo episodio: chi cliccava finiva altrove. Ora il link viene ricostruito dal dato giusto e porta esattamente dove deve.

Abbiamo insegnato all'app a chiudere il database in modo pulito quando la si spegne, così il file resta sempre in ordine tra un avvio e l'altro. Abbiamo affinato la pulizia dei testi presi dai feed, quella che toglie il codice sporco dai riassunti e lascia solo le parole. E abbiamo tolto una pigrizia nascosta: con molti bot attivi, il programma si metteva a decifrare tutte le credenziali a ogni giro, un lavoro inutile che ora non fa più. Chi gestisce impianti grandi lo sentirà nella fluidità.

La scansione che adesso respira

A proposito di impianti grandi: la scansione dei feed RSS ora procede in parallelo. Prima i feed venivano controllati uno alla volta, in fila, e con molte fonti la coda si allungava. Adesso vengono interrogati insieme, e il tempo di un ciclo dipende dal più lento del gruppo, non più dalla somma di tutti.

YouTube resta l'eccezione: lì continuiamo ad andare piano e in ordine, perché la piattaforma non ama le richieste troppo fitte. È l'unico posto dove la prudenza vale più della fretta.

Aggiornamenti che bussano prima di entrare

Cambia anche il modo in cui Titan si aggiorna. Prima scaricava la nuova versione per conto suo e lo comunicava con un avviso discreto. Troppo discreto, forse. Ora c'è una schermata chiara che ti mette davanti alla scelta: scarichi adesso o più tardi, riavvii e installi o rimandi. Nessun aggiornamento avviene più alle tue spalle.

La schermata iniziale, intanto, ti dice a colpo d'occhio quale versione stai usando e ti avvisa quando ne esce una nuova. E la console dei log, dove scorrono gli eventi del bot, non accavalla più le righe lunghe: ognuna trova il suo spazio, anche dopo settimane di attività ininterrotta.

La casa prende forma

L'ultimo tratto di strada è stato dedicato a come Titan si presenta. La guida rapida ora vive dentro l'applicazione, nella tua lingua, consultabile senza cercarla altrove; il manuale completo è a un clic di distanza in PDF; e dopo ogni aggiornamento una schermata riepiloga le novità, una volta sola, giusto per non lasciarti al buio.

C'è un nuovo logo, la T con l'anello orbitale, e un nome solo, uguale ovunque: dalla barra del titolo all'icona del programma. Perfino l'icona nella barra delle applicazioni di Windows, che prima faceva i capricci, adesso compare come si deve. Dettagli, certo. Ma è dai dettagli che si capisce quando un lavoro è arrivato in fondo.

Cosa vuol dire «finito»

Un software, a rigore, non è mai finito davvero. Si decide che è finito. Arriva il momento in cui le correzioni diventano lime su una superficie già liscia, e capisci che stai lavorando più per abitudine che per bisogno.

Titan è a quel punto. Continuerà a fare il suo mestiere, notte dopo notte, a pubblicare mentre noi pensiamo ad altro. Noi smetteremo di guardarlo con l'ansia di chi teme che si rompa da un momento all'altro, perché non si rompe più. E se un giorno dovesse capitare qualcosa di serio, saremo lì. Ma solo allora.

Per il resto, grazie a chi lo usa ogni giorno. Il lavoro adesso è vostro.


Runtime TelegramBot Titan Edition è disponibile su Ecosystem.Runtime. Sviluppato da Simone Pizzi per Runtime Radio

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