Voto: 7/10
Se bazzicate nel mondo dello sviluppo software e del web design, sapete benissimo che nell'ultimo periodo le novità legate all'Intelligenza Artificiale ci piovono addosso con una cadenza quasi settimanale. È un inseguimento continuo, una corsa frenetica per non restare indietro. Eppure, tra le decine di release che affollano i nostri feed, ogni tanto spunta qualcosa che ti costringe a fermarti, sollevare le dita dalla tastiera e pensare: “Ok, qui è cambiato qualcosa”.
Nelle ultime ore, quel “qualcosa” ha un nome preciso: Claude Design (la nuova feature di Claude Code targata Anthropic).
Dopo averci smanettato un bel po’ e averne parlato anche nell’ultimo episodio di Good Vibrations insieme a Valerio Galano, provo a raccontarvi perché, a mio modesto parere, questa roba qui non è solo interessante, ma rischia seriamente di riscrivere le regole del gioco.
Molto più di un generatore di “soliti” template
Fino a ieri, l’approccio dell’IA al web design era abbastanza standardizzato, per non dire prevedibile. Chiedevi una landing page e ottenevi sempre quella struttura lì: hero enorme, tre blocchi feature, call to action e footer. Ordinato, pulito… e tremendamente noioso.
Con Claude Design, invece, cambia proprio il paradigma.
La prima cosa che colpisce è il livello di interattività. Non è più una semplice chat che sputa codice, ma un ambiente in cui puoi intervenire direttamente sull’interfaccia, quasi come stessi dialogando con il design stesso.
Clicchi su un punto del layout e gli dici: “Questo non mi convince, fammelo diverso”. E lui lo rifà. Subito. Lì.
È un’esperienza esplorativa, fluida, quasi ludica. Mockup, prototipi, persino presentazioni video: tutto prende forma con una naturalezza che fino a ieri richiedeva almeno tre strumenti diversi e una buona dose di pazienza.
La prova su strada: un sito “giurassico”

Qui però faccio un passo indietro, perché questa parte non è solo mia.
Quando abbiamo affrontato il tema in trasmissione, Valerio Galano ha raccontato il suo approccio alla prova: prendere un sito vecchio, uno di quelli che ormai definire “datati” è un complimento, e usarlo come banco di test per capire quanto Claude fosse davvero capace di reinventarlo.
E non parliamo solo di estetica.
Nel suo caso, il punto centrale era anche capire quanto lo strumento fosse in grado di lavorare su tecnologie specifiche, come Hugo, e quanto riuscisse ad adattarsi a una struttura reale, non a un playground ideale.
Ed è proprio lì che, come abbiamo discusso insieme, emerge uno degli aspetti più impressionanti: Claude non si limita a rifare il “vestito”, ma cerca di capire il corpo che c’è sotto.
La mia esperienza: non solo siti, ma design “vivo”

Dal mio canto, l’esperienza è stata sorprendentemente ricca.
Lo strumento è completo, interattivo, ma soprattutto capace di generare varietà stilistiche reali e progetti di alto livello. Non si limita a cambiare colori o font: propone direzioni creative.
Quando fai una richiesta, non parte subito a generare. Ti fa un vero e proprio questionario di design: ti chiede che tipo di atmosfera vuoi, che tipo di pubblico hai in mente, che linguaggio visivo ti rappresenta. E già in quella fase inizia a suggerirti delle concezioni stilistiche.
Poi arriva la parte interessante.
Una volta che hai risposto, elabora diverse proposte che puoi:
accettare
modificare
mescolare tra loro
rifinire in modo quasi chirurgico
È come avere più designer che lavorano in parallelo e poi sedersi a fare editing sulle loro idee.
Ma il vero colpo di classe arriva alla fine.
Quando il progetto è pronto, puoi scaricare l’intera cartella già strutturata per l’integrazione nel tuo codice. E qui si vede la differenza: non è un output generico, ma specifico. Ha letto il contesto, ha capito il framework, e ti restituisce qualcosa che non devi “tradurre”, ma solo integrare.
E questo, per chi sviluppa, è oro puro.
Oltre i siti: il caso Runtime TelegramBot

È vero, ci siamo concentrati molto sui siti, anche perché ultimamente stiamo lavorando tanto in quella direzione. Ma il punto è che lo strumento va ben oltre.
Io, ad esempio, l’ho usato per ridisegnare l’interfaccia del mio Runtime TelegramBot.
Con la versione 2.0.0, Titan Blu, ho completamente rivisto:
lo stile visivo
le palette
l’uso dei colori
E anche qui Claude si è dimostrato tutt’altro che superficiale. Non ha fatto un semplice “restyling”, ma ha costruito una coerenza visiva che prima non c’era.
E poi c’è stato il momento in cui ho deciso di spingermi oltre.
Ho provato a usarlo per creare un video promozionale sempre del TelegramBot.
Video YouTube
Il video sta su YouTube e si carica solo se lo avvii: da quel momento YouTube (Google) riceve il tuo indirizzo IP.
E lì, lo ammetto, sono rimasto fermo qualche secondo a fissare lo schermo. Non tanto per il risultato in sé, ma per la velocità con cui ci è arrivato e per la qualità complessiva della proposta.
Non dico a bocca aperta… ma quasi.
Prossimo step: presentazioni, altri formati, altri esperimenti. Perché la sensazione è che siamo solo all’inizio e che questo “amico Claude” sia in una fase di crescita piuttosto… aggressiva.
I limiti attuali (che ci riportano con i piedi per terra)

Ovviamente non è tutto perfetto.
Essendo un prodotto appena lanciato, i limiti si sentono, soprattutto lato risorse. I blocchi di utilizzo sono ancora piuttosto stringenti, anche nei piani a pagamento, e questo può spezzare il flusso creativo proprio sul più bello.
All’inizio erano addirittura brutali, con stop di giorni interi. Ora la situazione sembra migliorata, con pause di qualche ora, ma è evidente che dietro ci sia un consumo computazionale enorme che Anthropic sta ancora cercando di bilanciare.
È il classico momento in cui capisci che stai usando qualcosa di potente… ma ancora in fase di assestamento.
Conclusioni: un partner, non un sostituto
Il punto finale, per come la vedo io, è questo.
Claude Design non è una scorciatoia per improvvisarsi designer. Non è la bacchetta magica che ti trasforma in creativo.
Anzi.
Paradossalmente, funziona meglio quanto più sai quello che stai facendo.
Se hai gusto, visione, consapevolezza estetica, questo strumento diventa un amplificatore. Ti libera dalla manovalanza, ti accelera nei passaggi noiosi, e ti permette di concentrarti su ciò che conta davvero: scegliere, rifinire, decidere.
E forse è proprio qui il vero cambio di paradigma.
Non è più un tool che esegue, ma qualcosa che collabora. Un partner di design che propone, interpreta, a volte anticipa.
E una volta che ti abitui a questo tipo di dialogo, tornare indietro agli strumenti tradizionali non è impossibile… ma inizia a sembrare terribilmente lento.
