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SIMONE PIZZI
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Good Vibrations

GOOD VIBRATIONS: Il podcast che CodeVibra di brutto!

Quattro persone, un microfono e tanta roba concreta da raccontare: Good Vibrations è il podcast di Runtime Radio in cui parliamo di sviluppo assistito da IA attraverso i nostri progetti reali — senza hype, senza liste di tool, solo esperienze dirette. Preparato

Data
Lettura
5 minuti
Sezioni
4

Ho una grande e lunga esperienza nel mondo dei podcast anche se ho smesso di ascoltarli da anni e mi limito a produrli o realizzarli. Però una grande caratteristica dei podcast indipendenti sta nel fatto che spesso ci si trova a smettere di ascoltarli come show o come elementi divulgativi e ci si ritrova ad origliarli come si fa con una conversazione amichevole del tavolo accanto. Lo è stato per me a suo tempo e lo è ancora per molti ascoltatori, alla fine diventa una conversazione tra amici al bar — quella conversazione in cui nessuno sta recitando una parte, nessuno sta vendendo niente, e le cose interessanti escono proprio perché nessuno se le aspettava.

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Good Vibrations è nata così. Non da una riunione di redazione, non da un brief strategico. È nata da una chiacchierata tra Alex Raccuglia, che di mestiere fa il regista ma ultimamente passa le sue giornate a fare i conti con modelli generativi, e il sottoscritto — Simone Pizzi — che di professione fa l'assicuratore ma nella vita reale si occupa di web radio, storie scritte e giochi sviluppati con l'IA. E poi ci siamo ritrovati con Luca Francesca, che ha una lunga storia con le infrastrutture, e Valerio Galano, sviluppatore PHP che cura anche il podcast e il blog Pensieri in Codice, e che a un certo punto ha deciso di imparare Python semplicemente delegando la sintassi a un LLM mentre lui pensava all'architettura. Il risultato è un podcast che ospita su Runtime Radio gente che usa l'IA ogni giorno — non per parlarne in astratto, ma perché ci lavora davvero dentro.

Il nome non è casuale

"Good Vibrations" viene da un concetto che in questo periodo sta circolando parecchio: il vibe coding. L'idea è un po' sovversiva rispetto a come si è sempre pensato alla programmazione. Non stai scrivendo codice riga per riga con la certezza di ogni semicolon. Stai guidando una macchina attraverso la tua intenzione, il tuo senso del progetto. È più simile a dirigere che a costruire.

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Valerio ne ha avuto un'esperienza concreta e abbastanza istruttiva. Voleva creare uno script per generare audiogrammi automaticamente — una roba utile per chi fa podcast e vuole qualcosa di visivo da pubblicare. Il primo tentativo è stato il classico approccio "tutto in un botto": un prompt enorme per ottenere subito il software completo. Il risultato era, per usare le sue parole, paccottiglia. Codice che non girava, errori stupidi, loop senza uscita.

La svolta è arrivata quando ha cambiato metodo: suddividere il problema in moduli, lavorare per iterazioni, dare gli errori in pasto all'IA non per farsi correggere il codice a mano, ma per far capire alla macchina dove stava andando storto il ragionamento. In cinque ore aveva uno script funzionante, capace di gestire file markdown e configurazioni complesse. Cinque ore. Per qualcosa che in condizioni normali avrebbe richiesto giorni.

Alex e i rettangoli colorati

Alex porta nel podcast la prospettiva del creativo visivo, e le sue storie sono quelle che trovo più affascinanti. Quando ha lavorato al suo cortometraggio animato Il rubino perduto, si è trovato di fronte a un problema che chiunque abbia lavorato con l'IA generativa conosce bene: la coerenza visiva. Come fai a mantenere gli stessi personaggi, le stesse proporzioni, la stessa atmosfera su centinaia di inquadrature diverse?

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La sua soluzione era quasi poetica nella sua semplicità: placeholder geometrici. Semplici rettangoli colorati in Keynote, le sagome di quello che doveva apparire nel frame, per dare all'IA una mappa spaziale da rispettare. La macchina riempie la texture, inventa i dettagli, genera la luce — ma la composizione la decide lui. Non è una questione di tecnica, è una questione di regia. Quella cosa che nessun modello può fare al posto tuo: avere un'idea di dove deve stare ogni cosa e perché.

Modelli cinesi, agenti e la fine dell'IDE come lo conoscevi

In Good Vibrations non abbiamo paura di dire quando una cosa non funziona, o quando il mercato sta creando aspettative che non reggono alla prova dei fatti. Abbiamo parlato di Grok e delle sue limitazioni, di Gemini e dei suoi problemi di coerenza nelle risposte lunghe, di quella sensazione un po' inquietante di un modello che risponde con sicurezza cose parzialmente sbagliate.

Ma abbiamo anche parlato di modelli cinesi come DeepSeek e Minimax con un certo entusiasmo pratico: sono economici, veloci, e nel coding puro spesso battono i colossi occidentali che si portano dietro il peso di policy sempre più restrittive e prezzi che salgono. Non è una scelta ideologica, è una scelta di chi deve consegnare qualcosa che funzioni entro un certo budget.

E poi c'è il discorso degli agenti integrati negli IDE — JetBrains, Cursor, VS Code con Copilot. L'ambiente di sviluppo sta diventando qualcosa di diverso. Non è più il posto dove scrivi il codice: è il posto dove descrivi quello che vuoi che succeda, e qualcosa lo implementa per te. Il tuo ruolo diventa quello di chi controlla, corregge, dà la direzione. È un cambiamento di mansione, non di lavoro.

Quello che non vuole essere

Good Vibrations non vuole essere una rassegna stampa dell'IA. Non vogliamo stare lì a listarvi i dieci nuovi modelli usciti questa settimana o spiegarvi che ChatGPT ha aggiunto una funzione. Quello lo fa chiunque, e onestamente non serve un podcast per farlo.

Quello che proviamo a fare è portare la nostra esperienza diretta — i progetti veri, gli errori veri, le sorprese vere. Capita che ci siano anche ospiti che parlano di quello che stanno costruendo. Capita che una puntata si trasformi in un lungo ragionamento su un singolo problema tecnico. Capita che usciamo per la tangente su qualcosa che non c'entra niente con il coding e poi ci ritroviamo a parlare di cinema, o di musica, o di come cambia il modo in cui ci relazioniamo al lavoro creativo quando hai uno strumento così potente a disposizione.

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È una conversazione aperta, e se vi interessa il tema — non l'hype, ma la roba concreta — fateci un salto su Runtime Radio.


Ogni tanto scrivo una lettera

Nessuna cadenza fissa, nessun riassunto automatico: parte solo quando ho qualcosa da raccontare. In fondo a ognuna c'è il link per uscire.

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